domenica 31 ottobre 2010

quadro

parliamo d'Arte. No, già partiamo male, cosa ne sà una ventunenne d'Arte? Mi piace, si assai, ma non sono una critica, e peccherei d'impudenza se dicessi di essere in grado di poterne parlare, come sò parlare del tempo, e del cibo, per intenderci. Allora ridimensioniamoci un pò, di gente che si riempie la bocca d'Arte, ce n'è troppa.
Io parlo di un quadro si, ma di un'opera (a patto che possa essere chiamata così) che abita una parete di casa mia. Mi chiedo, poverino, se non si senta triste rilegato su quella parete, inosservato e vicino ad una libreria impolverata. Siamo degli ingrati, quanti ogetti fanno parte del nostro ordinario e restano trasparenti ai nostri occhi impegnati?
Il quadro, è un pò che l'osservo, e non posso fare a meno di stupirmi, nel ritrovarci qualcosa di estremamente reale. Sembra mi narri la storia di una donna che conosco. C'è infatti, una signora piantata al centro, fino a metà del busto, ed è vestita di rosso, e ha dei fiori in mano. Ma l'abito non sfavilla e i fiori a mala pena si distinguono. è come se tutti i colori fossero vecchi di mille anni, e muoiono tra la cornice e il vetro, muoiono rancidi e incartapecoriti, impoveriti, ma con dignità. Non sò spiegarlo, e neanche serve; a me, questo dice il quadro. La donna è di tre quarti e non ha volto, ha solo un profilo sbiadito e sfocato, senza espressione. Tutto muore, ma non è morto, e lei anche, sembra imprigionata in quel frammento di tempo, ferma e rassegnata. Alle sue spalle c'è una figura di schiena, e mi chiedo perchè stia lì, perchè non vada vicino alla sposa .
che significa? La odio quella sagoma, non capisco perchè non abbracci la figlia e se ne stia indifferente laggiù, forse andrà via.
Questo quadro mi rattristisce, sembra il racconto di un'esistenza ingiallita dalle delusioni e dalle aspettative spezzate. Ci vedo De Chirico in quel profilo, ci vedo Uccello in quella tela cristallizzata e ci vedo mia madre nell'abito di sposa. Questa non è Arte, ma qualcuno forse ha sofferto per dipingere quel quadro.

  • 1 Elemento o superficie di forma quadrata: bandiera a q. bianchi e rossi
  • 2 Dipinto su tela o altro, di forma perlopiù quadrangolare || essere, sembrare un q., di ciò che è talmente perfetto da non sembrare reale ma opera di un artista
  • 3 fig. Scena, spettacolo: le periferie delle città offrono q. desolanti
  • 4 fig. Relazione, descrizione sommaria ma efficace: fare il q. della situazione
  • 5 fig. Situazione, condizione, ambito || q. politico, situazione politica generale, nazionale o internazionale | q. clinico, situazione di un paziente ai fini della diagnosi • loc. prep. nel q. di, nell'ambito di, nel complesso di: nel q. delle iniziative scolastiche
  • 6 Tabella, prospetto contenente dati: affiggere i q. dei voti scolastici || q. murali, bacheche, tabelloni
  • 7 Pannello con dispositivi di comando, controllo, segnalazione: i q. di controllo degli impianti elettrici
  • 8 Ciascuna delle parti in cui l'atto di un'opera teatrale può essere suddiviso, con cambiamento di scena
  • 9 cine. Ogni ripresa senza interruzioni di una stessa azione o di una stessa immagine; il rettangolo dell'immagine proiettata sullo schermo: mettere a fuoco il q.
  • 10 sport. q. svedese, attrezzo da palestra, costituito da un reticolato di aste di legno fissate al pavimento e al soffitto
  • 11 mar. q. di poppa, parte emersa della poppa di una nave, su cui gener. è collocato il nome
  • 12 (spec. pl.) Insieme organico degli ufficiali e di tutti i graduati di un'unità militare o, più spesso, dei soli ufficiali SIN organicoestens. complesso dei responsabili o dei dirigenti di un'organizzazione, di un'azienda, di un partito politico ecc.
  • 13 (pl.) Nelle carte da gioco francesi, uno dei quattro semi, disegnato con un rombo rosso
  • • In funzione di agg. inv.nel l. politico e giuridico, che serve da inquadramento, che pone le linee generali: legge q.
  • • dim. quadretto | accr. quadrone | pegg. quadraccio
  • • sec. XIV; a. 1951 (12)

venerdì 29 ottobre 2010

mercoledì 27 ottobre 2010

La Bellezza

La bellezza, io dico, non può che essere mutilata, tutto ciò che è completo, potrà al massimo ottenere il merito dell'equilibrio, ma la bellezza, quella dolorosa, quella densa e linfatica, non può che assomigliare al gambo di quelle piante spezzate, da cui sanguina il siero bianco della morte.
Bellezza che scivola addosso dalle statue greche come la Nike, che non sapremo mai quanto ella fù radiosa e terrificante, nel suo volto divino.
Bellezza incastonata nelle rughe dei vecchiarelli, riuscendo noi, solo di percepire quanto profondi siano quei burroni. Bella la luna martoriata, le onde frastagliate e impiastricciate di spuma, bella la calligrafia d'ognuno che racconta tutt'altro di ciò che scrive.
La bellezza, io dico, non può risiedere nella rotondità di un culo plastificato, ella è molto più sottile, come il sibilo di un amante affannato, od etereo quanto il fumo dell'oppio.
Non conosco neanche una cosa perfetta, ch'io possa chiamar BELLA.
Essa si culla, ragazzina piena di boccoli, in una culla di disarmonia e intricate lenzuola.
Una volta lessi su un muro:
La beleza es tua careza.
Questa volta, bello era quello che c'era scritto, al di là di chi lo scrisse.
si, foto auto-celebrativa, ma è il primo post, e devo guardarvi in faccia.