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venerdì 17 giugno 2011
Edvard
giovedì 16 giugno 2011
Riflessioni su Gauguin
Lorenzo Bruno:
Ci sono elementi nella vita di un pittore che possono distrarre dal suo pensiero artistico, ma non sempre lo sminuiscono. ci sono persone che hanno saputo cavalcare l'onda dei propri tempi, giocare con le prerogative del pensiero comune e i...ncanalarle in un percorso artistico. alcuni ingenuamente, altri con maggior furbizia sono stati fautori di un rinnovamento, avevano qualcosa da dire e l'hanno detta, magari appoggiandosi a correnti preesistenti, o sfruttando le mode del momento. ci sono artisti e correnti che sono nate grazie all'astuzia di un critico, o ai meccanismi del mercato ( che ha sempre influenzato moltissimo tutta l'arte, anche quella che ci sembra piu genuina) quello che è importante è la validità del pensiero che ci hanno lasciato, il rinnovamento che hanno apportato, o semplicemente le sensazioni che ci regalano. poi i gusti sono gusti, abbiamo il lusso di poter scegliere chi ci piace di piu e anche quello di prendere tutto quando non vogliamo scegliere tra l'uno o l'altro. non credi?
si Pry, sono assolutamente d'accordo su tutto, e sò che Gauguin sia stato necessario per tutta l'arte successiva. La mia inclinazione da bastiancontraria mi suggerisce di risvoltare sempre ogni medaglia. Tutti gli uomini condividono i sette... peccati capitali, chi più chi meno. E Gauguin nel suo genio non li ha mai neanche nascosti; lo sapevi che invidiava la fecondità artistica di Vincent? E che per questo lo ha ritratto come un pazzo? Io non discuto il volume di sapienza che egli ci ha lasciato, non discuto neanche i suoi pregi o difetti. Ma sono una ragazza emotiva e passionale, non riesco a scindere la personalità di un artista dal suo operato. A livello di gusto personale poi, innegabile è la bellezza di alcuni ritratti (adoro la Belle Angele) ma mi risulta fredda. E ti ho detto; vivo di passione nell'arte.
La Bambina Malata 1885/86 Edvard Munch
Stò morendo. Stà morendo, il volto esangue. I capelli sangue.
è passato del tempo dall'ultimo urlo. Se ne sente solo l'eco. E il ricordo di quello strillo così disperato è ancor peggiore che il poterlo udire; almeno finirebbe.
No, lo sento presente e intramontabile, come se dovessi rassegnarmi ad un dolore ingestibile e perpetuo.
Tutto in questa stanza Iris mia, è lancinante. Stò morendo, ne ho preso atto. Me ne andrò. Sono terrificata dalla lucidità di quel viso che guarda Thanatos, quella bocca e quelle sopracciglia così coscenti. Il peggio è questo, me l'aspettavo così?
No.
Il peggio non è questo. Non è neanche in quelle mani slacciate (ma fino a un attimo fà ci stavamo toccando? Sei ancora quà?). Queste mie mani con cui ti ho..Eri quì un attimo fà, ti potevo toccare.
Il peggio non è il gesto che lei sembra fare (mi tirerò via la coperta e camminerò dove la Morte vuole che vada).
Il peggio è la rinuncia alla lotta. Lei è sconfitta. Non ce la faccio, la vita ORA è una valanga di dolore che mi investe e mi trascina in un acquitrino. Ma per me quella sua palude è come l'eco incastrato tra le pareti di questa tela. Stagna, stagna, stagna e non posso far altro che annegare silenziosamente, farmi portare giù. Io sono pesante.
è tutto permeato dalle troppe lacrime piante. La stessa tela sembra immersa in quelle lacrime amarissime, amarissime.
Ma l'acqua è sinonimo di vita, non è vero Iris mia? E lui lo sapeva. Per questo il bicchiere proprio sotto le tende. Le tende, le tende che cadono verticalmente, verso il basso, il braccio di Marat, quello di Cristo. Iil dolore cerebrale di una verticale è devastante. Ma lui lo sapeva è il bicchiere custodisce il suo segreto. Ha raccolto tutti i bagliori e gli spiriti, e cheta sà.
Si, l'acqua sà che nella Morte c'è vita è il pensiero placido che tutto andrà sempre avanti. Nonostante tutto, io potrò stemperare questo dramma, volgere gli occhi altrove. Munch no, solo la morte io spero l'avrà separato dai suoi spettri. Ma soprattutto.
Quella Donna no, resterà per sempre in quella stanza straziata.
lunedì 28 febbraio 2011
tutto l'inverno
O R E : 19:00
Sarà stato il riscaldamento dell'auto, che sà di motore, e saliva sù dal fondo,coccolandomi i piedi,
saranno state le autoreggenti grigie,
il basco francese messo sbagliato,
saranno stati i cerchi pigri e densi che si sdraiavano dalla mia bocca,
serpeggiavano dalle dita nell'aria,
l'aria fredda fuori, incisa da una piccola pioggia.
Ma quel cielo stasera pareva tutto l'inverno languido del mondo,
pareva come un cuore inzuppato nell'inchiostro.
Tutto l'inverno stasera, al mio ritorno, era tutto lì, striato e spiegazzato tra le nuvole.
Tutto l'inverno stasera, al mio ritorno, era tutto lì, striato e spiegazzato tra le nuvole.
Sarà stato il riscaldamento dell'auto, che sà di motore, e saliva sù dal fondo,coccolandomi i piedi,
saranno state le autoreggenti grigie,
il basco francese messo sbagliato,
saranno stati i cerchi pigri e densi che si sdraiavano dalla mia bocca,
serpeggiavano dalle dita nell'aria,
l'aria fredda fuori, incisa da una piccola pioggia.
Ma quel cielo stasera pareva tutto l'inverno languido del mondo,
pareva come un cuore inzuppato nell'inchiostro.
Tutto l'inverno stasera, al mio ritorno, era tutto lì, striato e spiegazzato tra le nuvole.
Tutto l'inverno stasera, al mio ritorno, era tutto lì, striato e spiegazzato tra le nuvole.
giovedì 17 febbraio 2011
Mi chiamano meraviglia
Sono una bambola,
mi chiamano meraviglia,
vago dovunque stò,
bevo solo sangria.
E costruisco castelli
con i granelli della luna,
e bacierò un amuleto
se mi porterà fortuna,
datemi un albero privo dei rami e delle scarpe di gomma
se vi fidate ci costruirò
un teatro.
Non c'è un senso.
O meglio, prima non c'era,
nelle mie mani
c'è meraviglia.
Sono una bambola,
mi chiamano meraviglia.
lunedì 14 febbraio 2011
Strangles Golden Brown (giast for dendi)
Golden brown texture like sun
Lays me down with my mind she runs
Throughout the night
No need to fight
Never a frown with golden brown
Every time just like the last
On her ship tied to the mast
To distant lands
Takes both my hands
Never a frown with golden brown
Golden brown finer temptress
Through the ages she's heading west
From far away
Stays for a day
Never a frown with golden brown
Never a frown
With golden brown
Never a frown
With golden brown
Un tessuto marrone dorato come il sole
mi mette giù con la mente
lei corre nella notte
non c’è bisogno di combattere
mai un cipiglio col marrone dorato
ogni volta è proprio come l’ultima
sulla nave di lei, legato all’albero
verso paesi lontani, mi prende le mani
mai un cipiglio col marrone dorato
la più bella tentatrice marrone dorata
attraverso i secoli si dirige ad ovest
arriva da lontano, rimane per un giorno
mai un cipiglio col marrone dorato
mai un cipiglio col marrone dorato
mai un cipiglio col marrone dorato
Lays me down with my mind she runs
Throughout the night
No need to fight
Never a frown with golden brown
Every time just like the last
On her ship tied to the mast
To distant lands
Takes both my hands
Never a frown with golden brown
Golden brown finer temptress
Through the ages she's heading west
From far away
Stays for a day
Never a frown with golden brown
Never a frown
With golden brown
Never a frown
With golden brown
Un tessuto marrone dorato come il sole
mi mette giù con la mente
lei corre nella notte
non c’è bisogno di combattere
mai un cipiglio col marrone dorato
ogni volta è proprio come l’ultima
sulla nave di lei, legato all’albero
verso paesi lontani, mi prende le mani
mai un cipiglio col marrone dorato
la più bella tentatrice marrone dorata
attraverso i secoli si dirige ad ovest
arriva da lontano, rimane per un giorno
mai un cipiglio col marrone dorato
mai un cipiglio col marrone dorato
mai un cipiglio col marrone dorato
martedì 1 febbraio 2011
Arte grafica e moda si fondono nel nuovo lookbook di Prada, ideato dalla casa di moda per presentare e illustrare, in tutti i sensi questa volta, la collezione autunno-inverno 2010. Le foto sono state scattate da Phil Meech, della parte grafica si è occupata OMA/AMO, società leader a livello internazionale che si occupa di arte, design, l’architettura contemporanea, urbanistica e analisi culturale, azienda che aveva già curato il lookbook dell’autunno-inverno 2009.
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VirginiaParisi
martedì 25 gennaio 2011
Gossip Accademy of costume and fashion
Cerchiamo di classificare gli atteggiamenti, il lessico e le movenze di uno studente medio di moda e costume, eccone alcuni esempi:
-Entrare in aula con gli occhiali da sole = chiedere ai suoi simili di notare l'accessorio / nascondere delle occhiaie di cui ci si vanterà per sottolineare lo stacanovismo
-Consegnare un lavoro per primi = "famme levà stà spina dal fianco"
-Consegnare nel mezzo = "mi confonderò nella massa perchè ho fatto uno schifo"
-Consegnare per ultimi = qui i casi son due: o si prende il professore sulla stanchezza (e quindi sulla clemenza), o perchè si è fatto un ottimo lavoro e si vuole concludere in bellezza.
-Sorridere e scherzare con i tecnici dell'Accademia (tutti elementi assai singolari): chiamasi "lecchinaggio"; prima o poi tornerà utile
-Accennare saluti = me la tiro perchè posso (no, non puoi)
-Sviscerare saluti quasi emozionati = faccio finta di essere umile e parlo con tutti, conosco tutti, sono-fichissima
questi alcuni esempi di parole chiave, con cui "sei (o non sei) al giro":
-favoloso = che dire?
-fantastico = non saprei che dire
-pazzesco = veramente, non saprei che dire
-incredibile = è incredibile, continuo a non sapere che dire
-ciao bella = ciao tu
-ti trovo in forma = ahahahaha, non c'è bisogno di specificare di chi stia parlando
-Margiela = con questo nome sulle labbra, sei per forza un fico
-D&G = con questo nome invece, non lo sei affatto
-Lancetti = l'ultima spiaggia (se vi piace Lancetti, optate per ValleVerde od Oviesse)
-potente, di pancia = simulazione di una cultura illimitata in storia dell'arte.
alla prossima.
ps: tutti i riferimenti a fatti/persone esistenti è decisamente reale.
-Entrare in aula con gli occhiali da sole = chiedere ai suoi simili di notare l'accessorio / nascondere delle occhiaie di cui ci si vanterà per sottolineare lo stacanovismo
-Consegnare un lavoro per primi = "famme levà stà spina dal fianco"
-Consegnare nel mezzo = "mi confonderò nella massa perchè ho fatto uno schifo"
-Consegnare per ultimi = qui i casi son due: o si prende il professore sulla stanchezza (e quindi sulla clemenza), o perchè si è fatto un ottimo lavoro e si vuole concludere in bellezza.
-Sorridere e scherzare con i tecnici dell'Accademia (tutti elementi assai singolari): chiamasi "lecchinaggio"; prima o poi tornerà utile
-Accennare saluti = me la tiro perchè posso (no, non puoi)
-Sviscerare saluti quasi emozionati = faccio finta di essere umile e parlo con tutti, conosco tutti, sono-fichissima
questi alcuni esempi di parole chiave, con cui "sei (o non sei) al giro":
-favoloso = che dire?
-fantastico = non saprei che dire
-pazzesco = veramente, non saprei che dire
-incredibile = è incredibile, continuo a non sapere che dire
-ciao bella = ciao tu
-ti trovo in forma = ahahahaha, non c'è bisogno di specificare di chi stia parlando
-Margiela = con questo nome sulle labbra, sei per forza un fico
-D&G = con questo nome invece, non lo sei affatto
-Lancetti = l'ultima spiaggia (se vi piace Lancetti, optate per ValleVerde od Oviesse)
-potente, di pancia = simulazione di una cultura illimitata in storia dell'arte.
alla prossima.
ps: tutti i riferimenti a fatti/persone esistenti è decisamente reale.
lunedì 24 gennaio 2011
L'essere che deve morire splende almeno prima di dissolversi
Non è un segreto che una coscienza a volte può essere una peste/ Non è un segreto che l'ambizione morde le unghie del successo/ Ogni artista è un cannibale, ogni poeta è un ladro/ Tutti uccidono la loro ispirazione e poi cantano il loro dolore. (U2 - The Fly, 1991)
Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino:
Portrait of a Youth
1520s
Oil on wood, 59 x 44 cm
Musée du Louvre, Paris
1520s
Oil on wood, 59 x 44 cm
Musée du Louvre, Paris
giovedì 20 gennaio 2011
Il Mare (male) Verticale
Io mi sento..tu come ti sen..
a volte ci sentiamo così, disperati e melanconici, eppure quello che gli altri percepiscono, sono degli occhi solo un pò più velati.
Continuando a stringere i denti, aspettiamo che il mare si scongeli, e precipiti.
o evapori, anche se non succede quasi mai
In questi casi io mi ascolto i Russian Circles, e mi ci inzuppo.
Il mare verticale. Paolo Benvegnù
![]() |
| P.Verlaine |
Come scavare a mani nude nella terra
Per sentire il sangue mescolarsi con la pioggia
Cauterizzare le ferite vivere per il solo senso che ha
Come nuotare in un oceano congelato
Per sentire il cuore che ti esplode dentro il petto
Vivere per immaginare per percepire il solo senso che ha
Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino
Perché non sono in grado di comprenderle
Essere deboli in un mare verticale
Sentire quanto i rischi possano aumentare
E odiare per sentirsi vivi
Per percepire il solo senso che ha
E improvvisamente ritornare primitivi
Essere comici e tornare primitivi
E bere il sangue del nemico solo per gustarne la diversità
Ma io lascio che le cose passino e si sfiorinoPerché non sono in grado di comprenderle
Io lascio che le cose passino e si sfiorino senza toccarsi.
<<immagini di Gustave Courbet
martedì 18 gennaio 2011
Cedric Rivrain, illustrazioni moda
Anatomia e moda sembrano apparentemente distanti ma hanno molto in comune: la moda in fondo veste il corpo, prima ancora di comunicare messaggi. Arte e moda invece ci sembrano già più vicini, almeno come concetti.
Una raccolta di illustrazioni che raccontano con tratti di matita e colori quello che il mondo della moda rappresenta nella visione personale dell’artista con la partecipazione straordinaria (ma in realtà assolutamente ordinaria per chi collabora quotidianamente con stilisti di calibro) di Kate Moss, Prada, Galliano, McQueen, YSL, Comme des Garçons.
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VirginiaParisi
mercoledì 5 gennaio 2011
Come nasce una collezione
Come nasce una collezione?
Non lo sò, quindi, se credevate che vi avrei spifferato i segreti dei grandi uffici stile, potete anche andarvene.
Per chi resta, si accontenti di leggere della mia collezione. Molto triste. Molto robotica (ma si potrà dire di abiti?). Molto, molto anni 70.
Sad-Ciborg-Seventy.
impegnativo; passatemelo.
What a nice dress! quaranta tecnici fatti grazie alla sora Albertina (e alla bibliotecaria, per carità).
Poi commissionata collezione, unici vincoli: usare denim e maglieria.
La mia collezione parte dunque dall'elaborato bell'e fatto, e forse non è correttissimo, ma in finale, dello stile di Albertina...non v'è più traccia. E questo perchè l'ho resa MIA.
Cercavo la tavola colori e mi sono imbattuta nella raccolta "HOTEL" di LeChapelle, ma sceglierne una soltanto, è un torto inammissibile a questo genio del male, quindi ho cominciato a pensare alla collezione con i suoi germi dentro.
La strada, la strada, la strada mi regala sempre grandi soddisfazioni, e il Prof Bad-Trip è forse il fumettaro più underground che ci sia, a questo punto c'erano gli anni 70, il grottesco e la robotica. Sfoglia che ti risfoglia mi imbatto in due artisti molto simili, e assolutamente sulla stessa lunghezza d'onda dei miei abiti, delle mini-illustrazioni che avevo iniziato a fare, del mio stile insomma...
Nick Lepard e Nick Gentry.
Avevo tutto, ho solo dovuto comprare un book e farmi un culo allucinante nel ritagliuzzare e impostare le immagini, ma vi posso svelare un segreto?
è la parte più bella e emozionante, improvvisamente ti rendi conto come ogni cosa rimandi all'altra perchè c'è un filo conduttore che tu hai filato per tutto il tempo. Ogni colore chiama, ogni illustrazione squilla gli abiti che tu hai creato, e alla fine..
Sad-ciborg-seventy.
Non lo sò, quindi, se credevate che vi avrei spifferato i segreti dei grandi uffici stile, potete anche andarvene.
Per chi resta, si accontenti di leggere della mia collezione. Molto triste. Molto robotica (ma si potrà dire di abiti?). Molto, molto anni 70.
![]() |
| maglieria anni 70 |
impegnativo; passatemelo.
![]() |
| Nick Lepard |
Carmelo (insegnante moda-donna) ci aveva "commissionato" dei tecnici di maglieria, avventuratami in biblioteca a prender spunto, quella strana donna che custodisce i libri accademici, tutta contenta e su di giri (ma siam tutti così là dentro, o fingiamo, o prendiamo troppi caffè, siam forastici e tiriamo le labbra in giro per i corridoi)mi dà..
Mi dà il libro di Albertina, se non sapete chi è siete assolutamente degli ignoranti in materia.What a nice dress! quaranta tecnici fatti grazie alla sora Albertina (e alla bibliotecaria, per carità).
Poi commissionata collezione, unici vincoli: usare denim e maglieria.
La mia collezione parte dunque dall'elaborato bell'e fatto, e forse non è correttissimo, ma in finale, dello stile di Albertina...non v'è più traccia. E questo perchè l'ho resa MIA.
Cercavo la tavola colori e mi sono imbattuta nella raccolta "HOTEL" di LeChapelle, ma sceglierne una soltanto, è un torto inammissibile a questo genio del male, quindi ho cominciato a pensare alla collezione con i suoi germi dentro.
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| LeChapelle |
Nick Lepard e Nick Gentry.
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| Nick Gentry |
è la parte più bella e emozionante, improvvisamente ti rendi conto come ogni cosa rimandi all'altra perchè c'è un filo conduttore che tu hai filato per tutto il tempo. Ogni colore chiama, ogni illustrazione squilla gli abiti che tu hai creato, e alla fine..
Sad-ciborg-seventy.
sabato 25 dicembre 2010
martedì 21 dicembre 2010
Ad Holden piaceva il surrealismo
"La fantasia è la facoltà più libere delle altre, essa infatti può anche non tenere conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato. é libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile.Il verismo vede l'ogetto così com'è.
Il surrealismo lo vede in combinazioni strane."
Bruno Munari -Fantasia-
La mia predisposizione al surrealismo nasce probabilmente da una pulsione di rifiuto per ciò che abbiamo intorno, assumo un atteggiamento adolescienziale di protesta, come il giovane Holden. Sempre. Ci chiedono di essere concreti, razionali, materiali. Ci chiedono (e lo fanno in maniera silenziosa) di AVERE cose, case, cani. Mi adatto (ho cose, casa e cane), ma non posso rinunciare, proprio non posso, ai cartoni animati, all'irrazionale per eccellenza, all'accettazzione che una cosa sia così, vera e fredda, perchè il mondo gira in un senso che non capisco.
Ma ormai il surrealismo fà parte di un'epoca che non mi appartiene, ed oggi vivo il il surrealismo pop. Carrellata di immagini.
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VirginiaParisi
sabato 18 dicembre 2010
Pitti Uomo, tra creatività e innovazione.
PITTI CITY è il l tema di gennaio 2011
Lo skyline di una città che è un po’ Firenze, e un po’ ogni luogo metropolitano che fa riferimento alla moda contemporanea: è Pitti City, il tema di questa edizione del salone. Pitti Immagine, con la sua idea non tradizionale di fare fiera, ha da sempre avuto un rapporto molto stretto con la città. Questo gennaio sarà la città a entrare nella manifestazione: alla Fortezza da Basso, grazie agli interventi dei Tankboys, gruppo di illustratori e graphic artist, ci saranno enormi sagome di palazzi storici e grattacieli, piazze, monumenti, mercati e negozi, a disegnare una città dentro il salone, con una visione ironica e artistica, in grado di mettere assieme tutte le diverse anime e sezioni del salone. E ancora, ricostruita attraverso lightbox e manifesti, una mappa tridimensionale comunicherà l’accesso alle diverse sezioni, segnerà il percorso e l’offerta espositiva del salone. Una nuova testimonianza di quanto Pitti Uomo rappresenti, con la ricchezza delle sue diversità, il panorama più completo della moda maschile.
Il NUOVO LAYOUT di Patricia Urquiola completa la trasformazione del Centrale
A gennaio il progetto del nuovo layout affidato all’architetto e designer Patricia Urquiola completa la geografia del Padiglione Centrale, coinvolgendo anche gli spazi del Piano Terra: una disposizione degli stand più aperta, che mette in dialogo i prodotti e i marchi come in un vero department store. Nel percorso tra le collezioni il Piano Terra dialogherà in modo ancora più diretto con il Padiglione Cavaniglia (sezione Sport & Sport) da una parte, e con la ricerca del Fashion District dall’altra (con le sezioni Futuro Maschile, Touch!, l’Altro Uomo). Il Padiglione Centrale diventa così sempre di più luogo in cui Pitti Uomo elabora le tendenze più attuali del lifestyle, ma anche il simbolo di come il salone si sia evoluto negli anni, coniugando tutte le anime del menswear che in questo momento sono più forti sul mercato.
Il ruolo del NUOVO FORMALE a Pitti Uomo
Cresce il ruolo del “nuovo formale” nella geografia del salone e della moda maschile. Da una parte il Piano Inferiore del Padiglione Centrale è sempre più il luogo scelto dalle aziende - con nomi come Boglioli, Brunello Cucinelli,Church’s, CIPA di Kiton, Cruciani, Lardini, Isaia, Jacob Cohen, Drumohr e altri - per rappresentare con le loro collezioni lo stile emerso nelle ultime stagioni dalla contaminazione tra classico, ricerca e sportswear, espresso da altri nomi di punta del nuovo classico come CIPA di Kiton e Cantarelli, sempre protagonisti al Centrale. Dall’altra Futuro Maschile, con le sue aziende italiane e internazionali - nomi come Sartorio, Roda, Camoshita United Arrows, Alden e altri - continua ad esprimere la nuova eleganza maschile attraverso un prodotto capace di coniugare carattere sartoriale, contenuti di stile e concretezza. Realtà affermate che da molte stagioni puntano sulla Fortezza da Basso per rinnovare la loro identità, in sintonia con i gusti, gli stili e la velocità del presente.
Cresce l’attenzione sullo SPORTSWEAR
Le grandi aziende dello sportswear, quelle che in questo momento stanno raccogliendo risultati importanti sul piano commerciale, fanno investimenti sempre più consistenti su Pitti Uomo, segno che il salone è riconosciuto come la piattaforma ideale per presentare le collezioni e le nuove iniziative. E mentre marchi come Marina Yachting e CP Company si aggiudicano spazi più grandi e creano allestimenti d’impatto, assistiamo anche a rientri importanti, come quello di Façonnable e di Jeckerson, o ad anteprime mondiali come la nuova raffinata collezione di Albert Arts.
Nuovi POP UP STORE al CENTRALE
Oltre che al Piano Inferiore e all'Attico, anche al Piano Terra ci saranno i Pop Up Store: un'area dedicata al design, con una speciale selezione di oggetti di "easy design", progetti di qualità e lusso quotidiano firmati Skitsch che dialogano con un pubblico allargato, ideati per essere venduti nei migliori concept store. Una collezione completa per l'abitare, volutamente eclettica, firmata da designer internazionali, noti ed emergenti - in collaborazione con l'art director Cristina Morozzi; e un Pop Up Store dedicato al benessere, con prodotti per la cura del corpo e della persona, sempre scelti in modo autoriale. E ancora, un’area dedicata alla passione per le moto: la Fine Art Dirt Collection sarà un’esposizione di 7 moto e una mostra che racconta due discipline come lo speedway e il flat track, interpretate da Roberto Totti e Mr Martini, due customizer di fama mondiale, e da uno stilista della calzatura come Alberto Fasciani, in un progetto curato dal fotografo Alberto Narduzzi. Queste tre nuove aree speciali sono espressione della complementarietà tra abiti, oggetti e prodotti, che sempre più caratterizzano l'offerta di lifestyle di Pitti Uomo, e riflettono l'immagine evoluta del Padiglione Centrale.
Il focus sulla ricerca di TOUCH!
È un mondo in crescita quello espresso dalla sezione Touch!: c’è una lunga waiting list di aziende che fanno richiesta di presentare le loro collezioni in questa sezione, e si tratta in gran parte di marchi internazionali, espressione della ricerca più eclettica nel guardaroba dell’uomo contemporaneo, degli stili più visionari, che recuperano tradizioni, materiali sofisticati e ricchi del passato, per sperimentare e rappresentare l’avant-garde oggi.
MY FACTORY: scommessa vincente nel rappresentare gli stili emergenti
My Factory, il progetto espositivo di Pitti Uomo nato nel giugno scorso, a questa edizione si espande negli spazi del Lyceum, con un nuovo allestimento urban curato da Oliviero Baldini. My Factory è nato come una scommessa: quella di dare rappresentazione agli stili emergenti della moda, che fanno riferimento alla cultura metropolitana oggi, alle nuove tecnologie, alle contaminazioni tra musica, arte, design. Una scommessa non semplice per un mondo così molteplice e variegato, ma My Factory è riuscito a presentarsi come un contenitore ideale, sia per le aziende, sia per i buyer alla ricerca di novità e input commerciali. Tra i marchi di questa edizione segnaliamo: Bob Sdrunk, Commune de Paris 1871, Frost Birgens, HTC - Hollywood Trading Company, Il Sistema Degli Oggetti, Levi's Made & Crafted, Salvation Nation, Springa, Uniforms For The Dedicated.
Gli esordi dei nomi nuovi di NEW BEAT(S)
Sempre al Lyceum, ma al primo piano, anche a questa edizione ci sarà New Beat(s), l’area che Pitti Uomo dedica ai debutti assoluti. Provengono da tutto il mondo - dalla Corea Del Sud, dall’Australia o dalla Gran Bretagna – i giovani designer che uno scouting attento ha segnalato come i più interessanti in questo momento, e che si presentano al primo appuntamento con il pubblico internazionale proprio a Pitti Uomo. Tra i marchi presenti segnaliamo: Cipher, Moveroma, Quayeyeware Australia, Rae Jones, Resurrection, Twins For Peace.
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VirginiaParisi
giovedì 9 dicembre 2010
La ballata dell'innocenza corrotta
Camminano nella stessa direzione, senza potersi nemmeno sfiorare, tant'è la distanza. Potrebbero suonare le medesime note, se solo usassero lo stesso strumento.
Questa è una storia antica, dell'uccello e del pesce, entrambi senza gravità.
Grave è lo sguardo con cui si osservano, lontani si, non possono toccarsi, eppure saprebbero parlarsi, svuotandosi le tasche a vicenda, se non fosse per i suoi capelli bianchi, per i suoi denti non ancora giudiziosi.
Non gli è concesso che una catena di sogni, dove ogni anello aggancia quello dell'altro con la fantasia.
Vola, e dall'alto guarda i cavalloni gonfi di spuma, lo vede galoppare a filo d'acqua sotto la sua ombra.
Vento avverso e tzunami d'emozioni silenziose, non possono toccarsi, non si possono amare, non gli resta che l'immaginazione.
E quindi danzano, la ballata dell'innocenza corrotta.
Questa è una storia antica, dell'uccello e del pesce, entrambi senza gravità.
Grave è lo sguardo con cui si osservano, lontani si, non possono toccarsi, eppure saprebbero parlarsi, svuotandosi le tasche a vicenda, se non fosse per i suoi capelli bianchi, per i suoi denti non ancora giudiziosi.
Non gli è concesso che una catena di sogni, dove ogni anello aggancia quello dell'altro con la fantasia.
Vola, e dall'alto guarda i cavalloni gonfi di spuma, lo vede galoppare a filo d'acqua sotto la sua ombra.
Vento avverso e tzunami d'emozioni silenziose, non possono toccarsi, non si possono amare, non gli resta che l'immaginazione.
E quindi danzano, la ballata dell'innocenza corrotta.
flash(ion) illustration story
“La moda è un camaleonte, espressione di pensieri ed emozioni, oltre che di forme e silhouette. Non è un frivolo o manieristico esercizio di stile, ma un aspetto eccitante della nostra vita che l’illustratore ha il compito di rappresentare”.
![]() |
| Probabily, D.Egneus is my preferit fashion illuastrater |
Tracciando una panoramica per linee essenziali deldisegno di moda, si nota come esso è stato e continua ad essere mutevole, mai costante nel corso del tempo, con periodi di totale assenza dai periodici del settore e dalla pubblicità.
Siamo nel lontano 1908, quando Paul Poiret commissiona a Iribe un album che riesca a illustrare espressivamente, e non tecnicamente, la sua nuova collezione: l’operazione riscuote tantissimo successo, così che l’haute couturiér francese decide di ripeterla affidandosi, nel 1911, alla mano di un altro disegnatore. L’album si intitola “Les Choses de Paul Poiret vues par George Lepape” ed è quello che segna il progresso, la svolta nell’illustrazione di moda: una collezione “vista” mediante un occhio diverso e distante da quello dello stilista.
Comincia la storia della rappresentazione grafica di moda elevata al rango di espressione artistica, in un rapporto di reciproca influenza con le arti maggiori. LaGazette du Bon Ton è la rivista in cui opera l’equipe di grandi come Barbier, Martin, Marty, Brissaud e i già citati Lepape e Iribe, che riusciranno ad influenzare persino la fotografia e a non farsi soppiantare da essa.
Ogni loro illustrazione, anche su altre riviste, affiancata dalle firme di talenti come Brunelleschi, Ertè, Benito o Drian, inquadra perfettamente la moda dell’epoca nei contesti più appropriati, diffondendola mediante le numerose testate giornalistiche esistenti in quel periodo.
Comincia la storia della rappresentazione grafica di moda elevata al rango di espressione artistica, in un rapporto di reciproca influenza con le arti maggiori. LaGazette du Bon Ton è la rivista in cui opera l’equipe di grandi come Barbier, Martin, Marty, Brissaud e i già citati Lepape e Iribe, che riusciranno ad influenzare persino la fotografia e a non farsi soppiantare da essa.
Ogni loro illustrazione, anche su altre riviste, affiancata dalle firme di talenti come Brunelleschi, Ertè, Benito o Drian, inquadra perfettamente la moda dell’epoca nei contesti più appropriati, diffondendola mediante le numerose testate giornalistiche esistenti in quel periodo.
Legata prevalentemente all’alta moda, la storia dell’illustrazione ne segue gli sviluppi e le crisi, alternando periodi di grande fioritura a fasi di stallo, lasciandosi sostituire dall’oggettività del mezzo fotografico.
Gli anni ’30 vedono per primi il declino: capofila è Vogue, e a seguire le testate minori, che bandisce le celebri copertine disegnate per sostituirle con quelle fotografiche.
In maniera molto più marcata, la verità dell’obiettivo fotografico non teme rivali negli anni ’50. Solo con le nascenti collaborazioni fra artisti e stilisti si vedono lievi accenni di un ritorno all’illustrazione: su tutti, il celebre connubio Dior – Gruau, emblema di come un’ artista “vede”, determina, caratterizza col proprio segno grafico il lavoro di uno stilista.
Dall’inizio degli anni ’60, si assiste ad un definitivo abbandono del disegno di moda. Collettivamente le riviste del settore intraprendono una politica editoriale che solo sporadicamente si avvale di artisti per la loro celebrità, per eventi speciali, e non di rado per iniziativa spontanea degli stessi, ma in qualità comunque di reporter.
La sola fotografia ha il compito di registrare, di riportare meccanicamente, documentare, con non pochi problemi visuali, entro confini tecnici che la totale libertà del disegno non conosce.
Per tutta la durata degli anni ’60 e ’70 riviste come Harper’s Bazaar e Vogue danno uguale enfasi a fotografie e disegni: alcuni dei loro regolari collaboratori come Rene Bouché ed Eric muoiono e nessuno, per lungo tempo, li sostituisce.
Un’unica firma compare sulle riviste: quella di Antonio Lopez. Da Women’s Wear Daily al New York Time, a Elle, i suoi lavori suscitano l’interesse di molti.
Lo stile versatile, frutto di diverse influenze, dalla Pop Art al Surrealismo, regala vitalità al mondo dell’illustrazione di moda, ma sopra ogni cosa, crea un ponte fra gli anni ’60 e la rinascita degli ’80, escludendo il manierismo fotografico del tempo.
Indumenti non fotografabili, che necessitano angolazioni diverse per risultare suggestivi, conducono gli editori a rivolgersi agli artisti: da un’istantanea si può evocare l’indumento, l’umore dello stilista piuttosto che quello della stagione culturale in cui esso nasce.
Le riviste tornano ad essere, come all’inizio del secolo, espositrici di illustrazione il cui linguaggio creativo si trasforma in vera e propria espressione artistica.
La mode en Peinture promuove le donne forti e dominanti, catturate per impressioni, di Tony Viramontes che collaborerà poi con Lei, The Face, MarieClaire e Le Monde.
Mats Gustavson, per Vogue e MarieClaire, descrive tagli e stili tramite l’uso coinciso di linea e colore; Joe Eula si serve di acquerelli veloci per fermare sulla carta un abito in passerella; Alterio ci porta dentro atmosfere fumose e intense; Michael Roberts traduce Picasso e Arte Africana per i servizi del Sunday Times, Nova, Vingt Ans.
Per quanto riguarda Vanity, già nel 1981, con l’incentivo di Anna Piaggi, compaiono le “vignette” satiriche di Hippolyte Romain, collaboratore anche de La Mode en Peinture, col suo peculiare segno caustico, sebbene egli adori il mondo della moda.
Con Alberto Nodolini questa forma d’arte è incrementata maggiormente, enfatizzata da talenti italiani “indigeni” e dalle caratteristiche particolari: ecco comparire le incisioni di François Berthoud, la tecnica altamente rifinita dei pastelli a olio di Lorenzo Mattotti (entrambi hanno radici che affondano nel fumetto), gli abiti-sculture rappresentati da Stefano Canulli, e molti altri.
Se pure con tecniche e punti di vista totalmente distanti, ognuno di loro contribuisce a modificare la riproduzione grafica del vestire, grazie alla forza dell’essenzialità, alla personale interpretazione, lontana dalla mera documentazione fotografica.
Gli anni Novanta si servono dell’arte del disegno, non solo per gli abiti di tendenza, ma anche per gli oggetti di design.
In generale è la pubblicità ad acquisire questo volto: artisti come Jason Brook, i cui disegni a inchiostro ci riportano a Beardsley; Jasper Goodall o Thierry Perez appaiono con le loro immagini pseudorealistiche su Vogue, Visionaire, The Sunday Times.
Alla fine del decennio comincia la velocissima scalata delle tecniche computerizzate, che consentono di “vedere”, di studiare ancora, di trasformare una sfilata in un album.
Gli illustratori di moda attuali si avvalgono di strumenti e metodi che rispondono ai cambiamenti di gusto nella moda, nella società e nell’arte, mostrando stili variabili, tuttavia riconoscibili, che mutano al variare dell’umore della moda, dello style.
François Berthoud, la cui carriera ha inizio negli anni Ottanta, continua ad illustrare la moda: utilizza vernici a smalto tanto quanto Photoshop, mantenendo uno stile diretto ed efficace come quello degli esordi, giustificato dall’incisione.
Photoshop, scanners, collage fotografici e le più disparate tecniche informatiche, hanno trasformato l’arte dell’illustrazione: cosmic cybergirls popolano le pagine di moda, ma sono numerose le contaminazioni dei mezzi grafici, tanto che non importa più se l’handmade è in realtà un effetto creato digitalmente, la licenza artistica è un aspetto essenziale.
L’illustrazione continua così ad affascinare per le sue qualità narrative, filtrate dall’artista libero di esprimere fantasia e talento, in alternativa allo “squallido shock della quasi-porno estetica fotografica del tempo”.
Sebbene quest’ultimo concetto sia legato alle più recenti sperimentazioni grafiche, serve a riportarci all’analisi intrapresa dell’opera di Mattotti, alle immagini di celata sensualità che, negli anni che vanno dall’’84 all’’89, ne costituiscono una valida testimonianza.
E’ interessante notare come, nonostante la sua dichiarata estraneità al mondo-moda, riporti una documentazione efficace del suo tempo.
Gaia Nicastro
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