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giovedì 17 febbraio 2011

Mi chiamano meraviglia


Sono una bambola,
mi chiamano meraviglia,
vago dovunque stò,
bevo solo sangria.

E costruisco castelli
con i granelli della luna,
e bacierò un amuleto
se mi porterà fortuna,
datemi un albero privo dei  rami e delle scarpe di gomma
se vi fidate ci costruirò
un  teatro.

Non c'è un senso.
O meglio, prima non c'era,
nelle mie mani
c'è meraviglia.

Sono una bambola,
mi chiamano meraviglia.

giovedì 20 gennaio 2011

Il Mare (male) Verticale


Io mi sento..
tu come ti sen..
a volte ci sentiamo così, disperati e melanconici, eppure quello che gli altri percepiscono, sono degli occhi solo un pò più velati.
Continuando a stringere i denti, aspettiamo che il mare si scongeli, e precipiti.
o evapori, anche se non succede quasi mai
In questi casi io mi ascolto i Russian Circles, e mi ci inzuppo.

Il mare verticale. Paolo Benvegnù

P.Verlaine

Come scavare a mani nude nella terra
Per sentire il sangue mescolarsi con la pioggia
Cauterizzare le ferite vivere per il solo senso che ha
Come nuotare in un oceano congelato
Per sentire il cuore che ti esplode dentro il petto
Vivere per immaginare per percepire il solo senso che ha
Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino
Perché non sono in grado di comprenderle
Essere deboli in un mare verticale
Sentire quanto i rischi possano aumentare
E odiare per sentirsi vivi
Per percepire il solo senso che ha
E improvvisamente ritornare primitivi
Essere comici e tornare primitivi
E bere il sangue del nemico solo per gustarne la diversità
Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino
Perché non sono in grado di comprenderle
Io lascio che le cose passino e si sfiorino senza toccarsi.

<<immagini di Gustave Courbet


mercoledì 5 gennaio 2011

Come nasce una collezione

Come nasce una collezione?
Non lo sò, quindi, se credevate che vi avrei spifferato i segreti dei grandi uffici stile, potete anche andarvene.
Per chi resta, si accontenti di leggere della mia collezione. Molto triste. Molto robotica (ma si potrà dire di abiti?). Molto, molto anni 70.


maglieria anni 70
Sad-Ciborg-Seventy.                                       
impegnativo; passatemelo.
Nick Lepard
 Carmelo (insegnante moda-donna) ci aveva "commissionato" dei tecnici di maglieria, avventuratami in biblioteca a prender spunto, quella strana donna che custodisce i libri accademici, tutta contenta e su di giri (ma siam tutti così là dentro, o fingiamo, o prendiamo troppi caffè, siam  forastici e tiriamo le labbra in giro per i corridoi)mi dà..
Mi dà il libro di Albertina, se non sapete chi è siete assolutamente degli ignoranti in materia.
What a nice dress! quaranta tecnici fatti grazie alla sora Albertina (e alla bibliotecaria, per carità).
Poi commissionata collezione, unici vincoli: usare denim e maglieria.
La mia collezione parte dunque dall'elaborato bell'e fatto, e forse non è correttissimo, ma in finale, dello stile di  Albertina...non v'è più traccia. E questo perchè l'ho resa MIA.
Cercavo la tavola colori e mi sono imbattuta nella raccolta "HOTEL" di LeChapelle, ma sceglierne una soltanto, è un torto inammissibile a questo genio del male, quindi ho cominciato a pensare alla collezione con i suoi germi dentro.
LeChapelle
La strada, la strada, la strada mi regala sempre grandi soddisfazioni, e il Prof Bad-Trip è forse il fumettaro più underground che ci sia, a questo punto c'erano gli anni 70, il grottesco e la robotica. Sfoglia che ti risfoglia mi imbatto in due artisti molto simili, e assolutamente sulla stessa lunghezza d'onda dei miei abiti, delle mini-illustrazioni che avevo iniziato a fare, del mio stile insomma...
Nick Lepard e Nick Gentry.
Nick Gentry
Avevo tutto, ho solo dovuto comprare un book e farmi un culo allucinante nel ritagliuzzare e impostare le immagini, ma vi posso svelare un segreto?
è la parte più bella e emozionante, improvvisamente ti rendi conto come ogni cosa rimandi all'altra perchè c'è un filo conduttore che tu hai filato per tutto il tempo. Ogni colore chiama, ogni illustrazione squilla gli abiti che tu hai creato, e alla fine..
Sad-ciborg-seventy.

sabato 25 dicembre 2010

l'amore HA un odore

amore mio. 
amore ,amore, amore mio,ogni parte del tempo che esiste e poi scompare ha il sapore di te, se avessi un profumo, uno soltanto, io penso saresti rosmarino. 
Che da piccola, di agosto, m'affacciai alla finestra e tutti i campi erano lesi dalla calura, le mie mani scottavano, le cicale frinivano, le campane suonavano, le strade asfaltate si riempivano di pozze fumanti, ma sul mio davanzale... 
E d'un tratto soffiò un vento gentile, qualche uccello disegnava in volo. 
Amore, amore, amore mio, mi rapì l'odore di te e mai fù più bella estate.

martedì 21 dicembre 2010

Ad Holden piaceva il surrealismo

"La fantasia è la facoltà più libere delle altre, essa infatti può anche non tenere conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato. é libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile.
Il verismo vede l'ogetto così com'è.
Il surrealismo lo vede in combinazioni strane."
Bruno Munari -Fantasia-

La mia predisposizione al surrealismo nasce probabilmente da una pulsione di rifiuto per ciò che abbiamo intorno, assumo un atteggiamento adolescienziale di protesta, come il giovane Holden. Sempre. Ci chiedono di essere concreti, razionali, materiali. Ci chiedono (e lo fanno in maniera silenziosa) di AVERE cose, case, cani. Mi adatto (ho cose, casa e cane), ma non posso rinunciare, proprio non posso, ai cartoni animati, all'irrazionale per eccellenza, all'accettazzione che una cosa sia così, vera e fredda, perchè il mondo gira in un senso che non capisco.

Ma ormai il surrealismo fà parte di un'epoca che non mi appartiene, ed oggi vivo il il surrealismo pop. Carrellata di immagini.
 
 








venerdì 3 dicembre 2010

L'artista di Creta

I fanciullini hanno gli occhi sgranati, quando guardano il mare d'inverno.
A me i brividi vengono scoprendo il cielo ansimare,
quando ci troviamo con un brandello di stella sul dorso del cuore,
diventiamo tutti buoni sarti, e risistemiamo i punti, a distanza di un centimetro stavolta.


La differenza tra il creativo e l'artista, è davvero minima, io credo. Potrebbero essere la stessa persona, una doppia faccia che presta or l'una, or l'altra guancia alla vita. Il creativo deve scendere a compromessi e prestate la sua arte al prodotto, non può concedersi il lusso di cacare su una tela e chiamarla arte, se prima non ha ideato un cesso. L'artista deve soffrire in silenzio, aspettando il suo momento per sentirsi libero, deve essere gestito da un profilo credibile e funzionale.
Perchè quì niente è gratis, perchè rimpiazzarti è davvero semplice.
Il creativo deve tenere il bastone del comando, se l'artista nasce ambizioso. Ma poi, mi rendo conto, non si può chiedere all'artista di mascherarsi ed essere costante, lui non sà stare incatenato, nel ritmo degli altri, ciò che è, suona fuori tempo, e costringerlo ad adeguarsi, è sfiguarlo, è corromperlo, per il mero obbiettivo di un riconoscimento.
Ma non c'è strada più ripida che l'affermare la propria libertà, il proprio essere come unico. Se forse ci sgabbiassimo, saremmo tutti degli artisti.
Forse solo il radicale può emergere, la strada del creativo, sembra semplicemente la meno rischiosa. Comincio a sproloquiare.
Troppa carne al fuoco, come al solito, riordinare i miei cassetti, è sempre un dramma. Ho bisogno di musica.

mercoledì 27 ottobre 2010

La Bellezza

La bellezza, io dico, non può che essere mutilata, tutto ciò che è completo, potrà al massimo ottenere il merito dell'equilibrio, ma la bellezza, quella dolorosa, quella densa e linfatica, non può che assomigliare al gambo di quelle piante spezzate, da cui sanguina il siero bianco della morte.
Bellezza che scivola addosso dalle statue greche come la Nike, che non sapremo mai quanto ella fù radiosa e terrificante, nel suo volto divino.
Bellezza incastonata nelle rughe dei vecchiarelli, riuscendo noi, solo di percepire quanto profondi siano quei burroni. Bella la luna martoriata, le onde frastagliate e impiastricciate di spuma, bella la calligrafia d'ognuno che racconta tutt'altro di ciò che scrive.
La bellezza, io dico, non può risiedere nella rotondità di un culo plastificato, ella è molto più sottile, come il sibilo di un amante affannato, od etereo quanto il fumo dell'oppio.
Non conosco neanche una cosa perfetta, ch'io possa chiamar BELLA.
Essa si culla, ragazzina piena di boccoli, in una culla di disarmonia e intricate lenzuola.
Una volta lessi su un muro:
La beleza es tua careza.
Questa volta, bello era quello che c'era scritto, al di là di chi lo scrisse.
si, foto auto-celebrativa, ma è il primo post, e devo guardarvi in faccia.